Tag autunnale

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In effetti ho impiegato un po’ di tempo per rispondere a questa nomination, ma, se è vero che chi va piano va lontano, e che non ci sono più le mezze stagioni, per cui questo autunno fatica a farsi notare, ho pensato di essere ancora in tempo per rispondere 😊😊

Veniamo a noi.
Ringrazio Sara per la nomination e contraddizione ambulante per averlo ideato.

Le tre cose che adoro dell’autunno.
1) le serate sul divano coperta dal plaid a leggere un buon libro o a guardare un film

2) I colori della natura… Quelle sfumature di giallo ed arancione mi piacciono da morire. Certo, non mi affascinano come un paesaggio innevato, ma si collocano bene in graduatoria.

3) la cioccolata calda. Non vedo l’ora di poterla rifare, una volta che il caldo è passato

Per le nomination, applico il metodo democratico….chi vuole rispondere, è ben accetto ☺☺

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“Più di Allah, potè il GRA: perchè ISIS non conquisterà mai Roma” Stefano Disegni

“Più di Allah, potè il GRA: perchè ISIS non conquisterà mai Roma” Stefano Disegni

L’armata dell’ISIS scelse male l’ora per conquistare Roma. Alle 8,30 rimase imbottigliata sul Raccordo, altezza Settebagni. Non sapevano, i truci guerriglieri di Allah, che a quell’ora ‘a ggente vanno a lavorà. Tra fuori di testa che smadonnavano, stereo a dumìla, moto e motorini che sciamavano de qua e de là (uno col Kawasaki enduro gli passò sul tetto dell’autoblindo) e ambulanze bloccate sulla corsia d’emergenza dal Suv di qualche fìo de ‘na mignotta che ci aveva provato e mo’ stava a litigà coi portantini, i barbuti giustizieri dell’Islam non sapevano che pesci prendere e come imporre il Corano auto per auto, dato che tra una e l’altra non ci passava manco una sogliola in verticale.

Qualcuno di loro sparò in aria, un po’ per intimidire, un po’ per farsi strada. Gli rispose una salva di revolverate da un pullman di tifosi della Curva Sud che videro in loro dei compagni di strada e di lotta e sventolarono lo striscione “C’è un solo capitano”, immediatamente perforato dalle revolverate partite da due o tre macchine di laziali.

In verità i guerriglieri di Allah non sapevano nemmeno perché l’esercito italiano li avesse lasciati arrivare fin là senza opporre resistenza, anzi, facendogli strada. Dopo sei ore di coda sotto il sole, i mezzi dell’armata islamica, guidati da barbuti un po’ in deliquio e coi crampi agli avambracci, saltarono l’uscita e siccome quella dopo era chiusa perché stavano a potà ‘e siepi, si fecero altre tre ore di coda fino al cavalcavia e altre sei in senso inverso, gli ultimi due chilometri sulla corsia d’emergenza tra i vaffanculo di quelli in coda che non li facevano rientrare così ve imparate, li mortacci vostri, finché imboccarono l’uscita giusta e si avviarono alla conquista del simbolo della Cristianità.

Sei blindati sparirono subito in una voragine sull’asfalto della Prenestina (“Mortacci de Marino, ieri c’è sparito un purmino de suore e lui sta a cambià l’acqua ai pesci” commentò er sor Quinto da dentro all’edicola). Altri otto automezzi lasciarono i cingoli sulle doline carsiche che sulla Casilina sfasciavano le sospensioni a residenti e non, per gli scossoni un barbuto che guidava senza cintura ci rimise gli incisivi (“A’ Fidelcastro, fa’ causa ar Comune, po’ esse che ariva quarche sordo ai tu’ nipoti!” gli gridarono da un bar).

Un po’ scossi, i conquistatori venuti dal Levante decisero di fermare la colonna e fare il punto, onde elaborare una strategia di attacco.

Fermare una colonna. A Roma. Dove non c’è parcheggio nemmeno per un monopattino. Sciami di ausiliari del traffico con banda gialla sbucarono anche dai tombini, assetati di sangue e di multe.

La velocità felina con cui infilavano contestazioni sotto i tergicristallo delle autoblindo, sulle motocorazzate e perfino su tre carri armati con invito a presentarsi entro cinque giorni negli uffici della Municipale pena sequestro del mezzo, mandò fuori di testa i miliziani di Allah (“Poracci, nun ce so’ abbituati” diceva la gente intorno), che decisero di ammazzare tutti gli ausiliari, rinunciando subito dopo perché erano troppi, e pure se i passanti si offrivano de da’ ‘na mano, non potevano sprecare tutte quelle munizioni .

Lasciato un altro considerevole numero di mezzi e persone in una voragine a Portonaccio, usata dai romani per fare free-climbing, l’Armata dell’ISIS arrivò finalmente al Lungotevere.

Cioè, quasi, perché ce stava ‘a manifestazzione. Anzi, ‘e manifestazzioni. I Sindacati, I Gay e i Diritti degli Invisibili, che non si capiva se si parlava di Terzo Mondo o di Fantascienza, ma il risultato era lo stesso, per arrivare in centro dovevi passare per Ostia Lido.

Una folta barriera di transenne, pure sull’acqua del fiume, non sia mai qualche cittadino provasse a fregare i vigili col motoscafo, ribloccò la colonna islamica i cui componenti dovettero incazzarsi per fermare i rumeni che volevano lavargli i parabrezza e lucidargli gli obici, furono borseggiati dai Rom, ognuno con accanto l’assistente sociale per il reinserimento, si dovettero fare le foto insieme ai centurioni con l’orologio altrimenti gli tagliavano le gomme e furono costretti a regalare rose rosse al compagno di equipaggio sennò quel cazzo di indiano non se n’annava più.

Le gomme poi gliele fregarono mentre discutevano con quelli di Equitalia che intimavano il pagamento delle sanzioni per superamento di varco attivo da parte di tutta la colonna, ‘na botta. “È l’Inferno come lo descrive il Profeta! Anzi, peggio!” disse Al-Baghdadi ordinando la ritirata. Ma scelsero male l’ora per uscire da Roma. Non sapevano, i guerriglieri di Allah, che a quell’ora, sul Raccordo ce sta er rientro. Dopo undici ore senza fare un metro, assetati, affamati, qualcuno in fin di vita, capirono perché l’esercito italiano li aveva lasciati arrivare fin là.

Il mio mantra

Il mio mantra

Perché io valgo“…
queste semplici parole, prese in prestito da una vecchia pubblicità, risuonano nella mia testa e racchiudono appieno il mio stato d’animo di questa giornata. Tranquilli, la mia non è una deriva egocentrica o arrogante, sto solo urlando il mio mantra.
Sarà che ho ripreso la palestra dopo una settimana di stop, ed ho dormito bene negli ultimi due giorni (eh già, io che, secondo il codice genetico, sono civetta, ho scoperto il potere benefico dell’andare a dormire presto la sera), ma mi sento rinata.

Nelle ultime settimane ho assorbito, come una spugna, tutte le sensazioni che aleggiavano intorno a me.
Ho lasciato che queste sensazioni mi schiacciasassero e spegnessero la mia energia e la mia voglia di fare.
Ho lasciato che la mia sensibilità prendesse il sopravvento e mi destabilizzasse.
Pervasa dalle emozioni e sensazioni più discordanti, ho fatto anche fatica a tramutare in parola i miei pensieri, ma ora, per fortuna, le parole stanno uscendo fuori come un fiume in piena ed ho un paio di pensieri da dedicare.

A te che, nonostante il legame di sangue, so che non riesci a comprendermi ma, soprattutto, so che non ci sarai mai veramente per me. Certe cose o si sentono o meno, non le si può acquisire.

A te che invece sei la mia forza, la mia roccia, il mio tutto… Grazie di esistere.
Grazie per tutto quello che mi hai insegnato da bambina, per avermi insegnato a non arrendermi mai, al valore di una buona azione e dei buoni sentimenti, al valore della cultura e della libertà, a rialzarmi dopo le sconfitte, che non sono mai tali.
A te che riesci a capirmi con uno sguardo..mi emoziono sempre quando penso a quanto può essere grande l’amore di un padre.

A te, F… Certe cose semplicemente non accadono, ed io e te siamo questo, qualcosa di incompiuto ed irrealizzato.
Non mi interessa più capire perché, se giochi, se si tratta di insicurezze… L’unica certezza che ho è che tu non ci sei, e direi che può bastare.

Io voglio stare bene. La vita non è perfetta ma è l’unica vita che abbiamo e voglio viverla al meglio. Passo e chiudo.